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“FEDE FRATTALE” DI GIULIA ABBATE – RECENSIONE

written by Arianna Giancola Febbraio 10, 2025
Fede Frattale - Abbate - Copertina

Bentrovati, amanti del fantastico, per un nuovo #lunedìdellerecensioni.

Oggi torniamo nel mondo di Delos Digital con un romanzo distopico davvero interessante: Fede Frattale di Giulia Abbate. Si tratta di un romanzo breve, dai toni quasi mistici che lo inseriscono a pieno titolo nella collana Dystopica, curata da Linda Talato e Vincenzo Romano.

L’autrice

Classe 1983, Giulia Abbate vive a Milano con il marito, le loro due bambine e una gatta. Editor e coach di scrittura, è cofondatrice di Studio83, agenzia di servizi letterari.

Esordisce nel 2011 con l’antologia di racconti fantascientifici Lezioni sul domani, diCastello Volante Editore, e nel 2016 pubblica il suo primo romanzo di fantascienza, Nelson,con Odissea Digital Fantascienza. Da allora, ha pubblicato una serie di racconti, il Manuale di scrittura di fantascienza con Franco Ricciardiello (Odoya, 2019), e il romanzo storico La cospirazione dell’inquisitore (Fanucci, 2019).

Insieme a Elena Di Fazio cura la collana Futuro Presente di Delos Digital, è tra i fondatori del sito Solarpunk Italia e scrive articoli di fantascienza femminista.

La Trama

In una Sicilia ormai divisa dall’Italia, convivono le due comunità degli ex-italiani e degli ex-africani e il potere è nelle mani dei Padrini.

Qui vive Nadia, ormai quasi settantenne, che nel tempo si è costruita una solida reputazione come ostetrica, fino a divenire la più famosa levatrice del ragusano e fondatrice di numerose cliniche del parto.

La sua fama le permette di muoversi tra le due comunità ed è nel territorio dagli ex-africani che riceve una notizia inquietante: chiunque entri nel bosco, impazzisce. Si tratta di una malattia? Nadia rischierà la sua stessa vita per scoprirlo.

Storia e stile

Immaginate di andare a teatro, per la prima volta, ad assistere alla messinscena di un’opera lirica. Per la prima volta, vi ritrovate di fronte alla potenza di un’intera orchestra, alla complessità dei singoli strumenti che si rincorrono, giocano e rispondono l’un l’altro, in accordo o in contrappunto. È difficile cogliere le sfumature; eppure, la melodia suscita emozioni potenti e inaspettate.

Ecco, il racconto di Giulia Abbate realizza qualcosa di molto simile. Si tratta di un’opera stratificata, sfaccettata, complessa, supportata da un linguaggio poetico, quasi mistico, che scorre come un fiume.

A una prima lettura, è quasi impossibile coglierne appieno tutti i significati, tutte le possibili letture e interpretazioni. E, infatti, una volta terminato lascia quasi interdetti, con il bisogno di ripartire da capo per riuscire a comprendere.

Questo perché quello che trasmette è un’immagine d’insieme, che cambia a seconda dell’angolatura. Un po’ come in una sciarada, solo connettendo i pezzi si può comprendere davvero l’insieme.

La storia, di per sé, è originale e sicuramente interessante. Ma lascia forte l’impressione che debba esserci un “di più”, che sia necessario andare oltre. D’altra parte, quello che viene raccontato è un momento, un “nel mentre”, che lascia aperte infinite supposizioni sul prima e sul dopo.

E questo perché, probabilmente, quello che davvero conta in questa storia non è la storia stessa, ma l’evolversi della consapevolezza della protagonista.

Più che gli eventi, dunque, ciò che conta è la trasformazione, la presa di coscienza e la confusione stessa.

Una delle tematiche fondamentali è la fede, ma anche in questo caso abbiamo letture stratificate. Se non consideriamo la fede come passiva accettazione ma come ricerca attiva, riteniamo di poter arrivare molto vicino al cuore di questo romanzo.

I frattali […] sono una sorta di ordinatori del caos. Sono modelli di comportamento non lineari, ma non per questo imprevedibili.

Ed è questa la fede di Nadia: una ricerca attiva dell’ordine nel caos, il passaggio dalla follia alla pace, la comprensione del prossimo attraverso la condivisione… ma, probabilmente, si tratta solo di una delle infinite letture di quest’opera caleidoscopica.

Ambientazione e personaggi

In quanto romanzo breve, difficilmente ci saremmo aspettati il lavoro di approfondimento che Abbate è riuscita a raggiungere in quest’opera.

A livello ambientale, lavora davvero in punta di pennello tratteggiando abilmente “scenografie” avvolgenti e particolari. Quello che trasmette, come tutta l’opera in generale, sono sensazioni e percezioni, tanto da riuscire a creare dei veri e propri quadri impressionisti con l’ausilio di poche parole.

Le descrizioni, quelle lunghe e particolareggiate, sono destinate ad altro. L’autrice, infatti, non descrive mai un’ambiente fine a se stesso, ma solo in relazione ai processi mentali che determina. A essere importante non è ciò che circonda i personaggi, ma il modo in cui influisce su di loro.

Non stupisce, quindi, che la protagonista appaia tanto completa. Benché infatti non si sappia molto di lei, se non la sua età e il suo status, nel corso della narrazione il lettore impara a conoscere la sua psiche, la sua concezione del mondo.

E i colori con i quali sono contrassegnati i vari capitoli sono probabilmente uno specchio della sua trasformazione, una trasposizione cromatica dei suoi stati emotivi.

Conclusione

Fede Frattale non è un’opera che consiglieremmo a tutti. È infatti troppo profonda, troppo complessa per un lettore distratto, che cerchi solo una distrazione. Ma se amate la riflessione, se vi appassiona la complessità umana, se amate scavare nella psiche, siamo certi che potrà portarvi in un viaggio nell’infinito.

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